Visita alla Biblioteca Marciana a Venezia: orari, biglietti e come arrivare

Ore 14.05, arriva il regionale veloce per Venezia!
Oggi il programma è vedere la scuola Grande di San. Marco che l’altra volta era chiusa (leggi l’altro articolo sulla Visita a Venezia) e vedere le sale monumentali della Biblioteca Marciana, che l’altra volta non era visitabile per l’allestimento di una mostra.
Arrivata dopo la consueta mezz’ora di cammino tra calli e campi, entro nell’atrio di quello che oggi è l’ospedale dei SS.Giovanni e Paolo, e mi rendo conto che purtroppo la Scuola grande di San Marco è chiusa di domenica! Ma come si può tenere chiuso un monumento del genere proprio di domenica?? Forse avrà a che fare con la presenza dell’ospedale, ma proprio non capisco questa cosa.
Mi avvio allora verso Piazza San Marco, per visitare la Biblioteca Marciana, all’entrata sono tutti gentilissimi e mi fanno passare con il biglietto con cui ero entrata il 2 maggio.
Attraverso di nuovo le sale di Museo Correr fino ad arrivare al salone della Biblioteca Marciana, che ospita una strana mostra in occasione dell Biennale d’Arte, motivo per il quale il 2 maggio era chiusa.
Si tratta di un allestimento del Padiglione Neozolandese della Biennale, che ospita l’artista Simon Denny, artista che ha esplorato gli aspetti di evoluzione ed obsolescenza tecnologica, cultura aziendale e neoliberale, identità nazionale, industria high-tech e Internet. In questo strano allestimento, fatto di server racks, allestimenti grafici e scultorei che si ispirano all’attività della NSA (National Security Agency Americana), Simon Denny ci pone davanti ad un puzzle di elementi, analogamente alle agenzie di intelligence.
E’ assieme affascinante ed assurdo vedere accostati questi elementi estremamente contemporanei ad affreschi di Veronese, Tintoretto, Schiavone ed una ambientazione tanto storica e pomposa.
Anche in questa occasione mi chiedo il senso delle rappresentazioni contemporanee, che , causa ignoranza mia, non capisco. Osservo i turisti stranieri che fotografano gli apparati e mi chiedo quanto ne capiscano, quanto comprendano ed apprendano da questa sorta di scenografie.
Sono allestimenti dal valore estetico? Sono interessanti perché strani? L’artista ci vuole comunicare un messaggo? perché allora non esporlo in modo più chiaro? Solo alcune persone riescono a cogliere questo messaggo?
Anche questa volta, chi è portatore di qualche risposta a queste domande, le scriva pure nei commenti, grazie

Mi fa comunque piacere notare una targa che attesta il contributo della mia compaesana Marzotto al restauro della sala della Biblioteca 🙂

ScreenShot417

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